Critica

Hanno scritto del suo lavoro, tra gli altri:

 

Amadei, Accame, Apollonio, Argan, Baccino, Bacigalupo, Bafico, Bandini, Ballero, Battisti, Benignetti, Beringheli, Bissoni, Berndt, Bocci, Bossaglia, Bovi, Branzi, Brenner, Cajani, Caramel, Castagnoli, Cavazzini, Cirlot, Celant, Cerritelli, Cirone, Conti, Comte, Crespi, Crispolti, Bethloff, Dorfles, Faucher, Francou, Gamand, Gaston, Chiglione, Giuffré, Guzzi, Harambourg, Izern, Lambertini, Maugeri, Maltese, Masini, Mattei, Menna, Molinari, Migone, Montana, Montenero, Mura, Nuridsany, Oggero, Paglieri, Pannini, Philippe Latourelle, Politi, Ponente, Pontiggia, Ricaldone, Riva, Rogé, Ronco, Saletti, Savoia, Sgarbi, Sossi, Tepper, Tiglio, Toni, Trucchi, Tola, ValloraVescovo,  Vincitorio, Vitone, Venturoli, Vollerin.

G. Dorfles, dal catalogo alla mostra personale
alla Galleria Rinaldo Rotta, Milano, 1971

Dorfles evidenzia l'importanza basilare dell'assetto geometrico sul quale si inseriscono dialetticamente le volumetrie di alcuni rilievi di legno colorato. È un momento di ricerca anche su nuovi materiali e di un fare quasi artigianale da parte di Bargoni. "Un elementare ma inflessibile "esprit de géometrie" sembra guidare la più recente produzione di Bargoni che - attraverso addizioni e sottrazioni volumetriche - crea singolari e variati contrappunti con la superfice della tavola dipinta. Quest'ultima, infatti, costituisce quasi un basso continuo sul quale gli accordi siano creati da blocchetti, rettangoli, losanghe sovrapposti o viceversa da linee, solchi, incavi, sottratti all'uniforme piano neutro su cui si stende, eguale e omogeneo, il colore. Il colore, in queste esatte, meticolose costruzioni, viene così a costituire soltanto una delle dimensioni dell'opera. È un colore pieno, timbrico, campito quasi sempre, ora, a base di tempere acriliche che si dipana uniforme a coprire l'intera superfice e che viene interrotto soltanto dalle protrusioni e dagli incavi, dagli oggetti e dalle rientranze delle singole "figure" astratte che su tale fondo si stagliano. Ma il gioco dialettico tra fondo e figura sarebbe forse eccessivamente monotono se, a ravvivarlo, non venissero le - previste ma imprecisabili - ombre portate che l'incidenza della luce crea di volta in volta, giocando sulla volumetricità delle singole immagini. È, questo, l'unico azzardo di cui Bargoni si vale, nella precisa e programmata composizione degli oggetti da lui creati: ed è questo elemento di azzardo, di randomita, assieme alle minute imprecisioni dell'esecuzione artigianale, (Bargoni non ama valersi di aiuti tecnici o di esecuzioni meccaniche, ma costruisce da sé, con le sue mani, le asticelle di legno e le singole forme) a costituire uno degli aspetti più positivi dei suoi dipinti. Il contrasto, infatti, tra la scaltra e perfetta esecuzione e il sempre impreciso e sfumato assetto delle ombre, crea un contrappunto ulteriore che viene ad aggiungersi a quello prima descritto, tra i diversi livelli della tavola. In questo modo, l'artista genovese, - dopo aver lasciato dietro di sé le sue ormai remote esperienze informali e materiche, e dopo aver distillato lungamente quelle più direttamente legate alla tradizione d'un arte concreta - ha raggiunto oggi, un linguaggio, dove, alla precisione delle sperimentazioni geometriche si allea anche l'imprecisione e l'ambiguità dell"'Asimmetrico'': questo elemento costante d'ogni operazione artistica dei nostri tempi: capace di vitalizzare e di rendere imprevedibili anche le più rigide e rigorose produzioni dell'arte programmata".