Hanno scritto del suo lavoro, tra gli altri:

 

Amadei, Accame, Apollonio, Argan, Baccino, Bacigalupo, Bafico, Bandini, Ballero, Battisti, Benignetti, Beringheli, Bissoni, Berndt, Bocci, Bossaglia, Bovi, Branzi, Brenner, Cajani, Caramel, Castagnoli, Cavazzini, Cirlot, Celant, Cerritelli, Cirone, Conti, Comte, Crespi, Crispolti, Bethloff, Dorfles, Faucher, Francou, Gamand, Gaston, Chiglione, Giuffré, Guzzi, Harambourg, Izern, Lambertini, Maugeri, Maltese, Masini, Mattei, Menna, Molinari, Migone, Montana, Montenero, Mura, Nuridsany, Oggero, Paglieri, Pannini, Philippe Latourelle, Politi, Ponente, Pontiggia, Ricaldone, Riva, Rogé, Ronco, Saletti, Savoia, Sgarbi, Sossi, Tepper, Tiglio, Toni, Trucchi, Tola, ValloraVescovo,  Vincitorio, Vitone, Venturoli, Vollerin.

Marco Vallora su Lo specchio/La Stampa
Giancarlo Bargoni a Marktoberdorf

Non stupisce che un pittore raffinato e appartato come Giancarlo Bargoni, genovese nato nel '36, sia forse più apprezzato all'estero che da noi. Infuocato, arroventato quasi di neri e di rossi, Bargoni nella sua pittura ben metallizzata travolge brani-ricordi di De Kooning e s'imparenta molto al piemontese Ruggeri, con cui ha anche esposto (una delle rare sue gemellanze). Lo presenta Claudio Cerritelli in un testo convincente: "Da sempre si misura con la fisicità del colore che si espande e fluisce nel gesto vitale del dipingere. Ogni scelta formale è legata al continuo trasformarsi della materia dentro lo spazio-corpo della pittura, attraverso slanci improvvisi e tumulti interiori, che si generano in modo imprecisabile nelle strutture fluide della memoria." E anche noi rimaniamo travolti da queste coinvolgenti "voragini di colore".